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Spartaco
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Spartaco (in greco antico Σπάρτακος?, Spártakos; in latino Spartacus; Tracia, 109 a.C. circa – Valle del Sele, 71 a.C.) è stato un militare romano di origine trace, che capeggiò la rivolta di schiavi nota come terza guerra servile, la più impegnativa di questo tipo che Roma dovette affrontare.

Contents

Note

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Primi anni

Di preciso si conosce ben poco sulla sua giovinezza, se non che con ogni probabilità nacque in mwbwTraciacite-ref-1[1], presso un non ben specificato luogo sulle rive del fiume mwdaStrimone (l'odierno mwdqfiume Struma, in mwdgBulgaria), tra il mwdw111 ed il mwea109 a.C. circa, in una famiglia d'aristocratici facente parte della tribù dei mweqMaedi. Sin da giovane militò nelle file dell'mwegesercito romano, con cui combatté in mwewMacedonia, e, secondo quanto riportato da mwfaPlutarco, fu sposato con una sacerdotessa della sua stessa tribù, dedita al culto di mwfqDioniso.

mwfwSpartacus non era il suo vero nome, bensì un soprannome, datogli molto probabilmente da mwgaLentulo Batiato, e generato forse come una latinizzazione di mwgqSparadakos ("famoso per la sua lancia") o di mwggSpartakos (che poteva forse indicare un particolare luogo della mwgwTracia o il nome stesso d'un qualche sovrano leggendario della regionecite-ref-2[2]) o, ancora, come un possibile riferimento alla città-stato greca di mwiaSparta, la città guerriera per antonomasia nell'immaginario antico.cite-ref-rivolta-3-0[3]

La ferrea disciplina romana che dovette sopportare all'interno della milizia lo convinse, alla fine, a disertare e a tentare la fuga. Come riportato da mwjgAppiano di Alessandriacite-ref-4[4], egli venne ben presto catturato, giudicato disertore e condannato, secondo la legge militare romana, alla riduzione in schiavitù, probabilmente insieme alla moglie (cosa non insolita). mwkwAppiano riporta anche la teoria secondo la quale Spartaco non fu schiavizzato per diserzione, ma perché prigioniero di guerra in quanto alleato, con la sua tribù, di mwlaMitridate VI del Ponto durante la mwlqguerra di questi contro la mwlgRepubblica romana.cite-ref-rivolta-3-1[3] La spiccata conoscenza delle tattiche legionarie romane dimostrata dal Trace nel corso della sua rivolta, però, ha fatto propendere gli storici moderni e contemporanei per un suo trascorso in qualità d'ex-legionario ausiliario.cite-ref-rivolta-3-2[3]

In seguito, intorno al mwoa75 a.C., fu destinato a fare il gladiatore; Spartaco, infatti, venne venduto a mwoqLentulo Batiato, un mwoglanista che possedeva una scuola di gladiatori a mwowCapua. Secondo mwpaPlutarco, mentre era a mwpqRoma in attesa di essere venduto, una notte un serpente gli si attorcigliò intorno al viso mentre dormiva, fatto che sarebbe stato interpretato dalla sua compagna profetessa come il presagio di "una grande fortuna" oppure, secondo un'altra interpretazione del testo dello storico greco, di "una grande sventura".

A mwpwCapua, Spartaco fu obbligato a combattere all'interno di un anfiteatro (non il più famoso mwqaanfiteatro campano ma un altro, sito nei pressi, individuato ma non dissepolto) contro belve feroci ed altri gladiatori, com'era in uso a quel tempo, per divertire popolo e aristocrazia.cite-ref-rivolta-3-3[3]

La ribellione

Esasperato dalle condizioni inumane che Lentulo riservava a lui e agli altri gladiatori in suo possesso, decise di ribellarsi a questo stato di cose e, nel mwsa73 a.C., scappò dall'anfiteatro in cui era confinato; ma secondo mwsqCicerone (Ad Att. VI, ii, 8) all'inizio i suoi seguaci erano molto meno di 50. Altri 70 gladiatori lo seguirono, fino al mwsgVesuvio, prima tappa della rivolta spartachista. Sulla strada che portava alla montagnacite-ref-5[5] i ribelli si scontrarono con un drappello di soldati della locale guarnigione, che gli erano stati mandati incontro per catturarli.

Benché armati di soli attrezzi agricoli, coltelli e spiedi rimediati nella mensa e nella caserma della scuola gladiatoria, Spartaco e i suoi riuscirono ad avere la meglio. Una volta neutralizzato il nemico, i ribelli depredarono dei loro armamenti i cadaveri dei soldati romani caduti e si diressero ai piedi del monte in cerca di un rifugio. Spartaco fu poi eletto a capo del gruppo di ribelli assieme ai mwuagalli mwuqEnomao e mwugCrixus (detto anche Crisso o Crixio).

Prime fasi

Il Senato romano inviò, in rapida successione, due pretori (prima mwvqGaio Claudio Glabro e poi mwvgPublio Varinio) in mwvwCampania con l'ordine di reprimere la rivolta. Glabro arruolò, letteralmente strada facendo, una piccola legione raccogliticcia di mwwa3 000 unità circa, composta da uomini inesperti e non addestrati. Essendo una spedizione di repressione dei ribelli e cattura di schiavi fuggitivi non particolarmente "onorevole" dal punto di vista militare per i legionari, i quali non avrebbero neppure avuto la prospettiva di fare bottino di guerra (trattandosi in termini moderni di un'operazione di polizia militare interna), vennero arruolati per lo più uomini di basso livello.

Glabro cinse d'assedio la posizione sulla quale si erano asserragliati Spartaco e i suoi, accampandosi, senza peraltro fortificare il castrum, all'imbocco dell'unico sentiero percorribile per salire il mwwgMonte Somma. I ribelli intrecciarono delle corde utilizzando tralci di vite selvatica che crescevano spontaneamente presso il loro bivacco e, approfittando dell'oscurità si calarono da una parete rocciosa non sorvegliata, aggirando l'accerchiamento senza che le sentinelle romane se ne accorgessero e riuscendo addirittura a circondare l'accampamento romano. Forti dell'effetto sorpresa, l'attaccarono, sterminando gran parte dei legionari, mentre i sopravvissuti si davano a una precipitosa fuga in quella che viene denominata mwwwbattaglia del Vesuvio. L'eco di questo successo militare, ottenuto grazie all'esperienza militare di Spartaco e alla sua sagacia tattica, fece accorrere tra le sue file un enorme numero di schiavi fuggitivi, pastori e contadini poveri dei dintorni del Vesuvio, sicché la cinta d'assedio posta intorno al mwxavulcano fu spezzata e più legioni romane finirono per essere successivamente e nettamente sconfitte in Campania. Secondo lo storico romano mwxqFloro, oltre alle armi sottratte ai romani, i ribelli provvidero al proprio armamento fondendo il ferro delle catene spezzate degli schiavi per forgiare spade e dardi.

Tra gli elementi che probabilmente polarizzarono attorno alla figura del condottiero trace i sentimenti di rivolta di moltissimi schiavi della penisola italica vi furono le modalità con le quali Spartaco e i suoi organizzarono la comunità: il bottino di ogni razzìa veniva redistribuito in parti rigorosamente uguali per tutti; all'interno della comunità era proibito per chiunque il possesso e la circolazione di oro e argento, che dovevano essere interamente scambiati con i mercanti per ottenere il ferro e il bronzo necessari a forgiare nuove armi; tutti gli schiavi fuggitivi e quelli liberati nel corso degli attacchi alle ville rustiche romane, che fossero donne, anziani o bambini, venivano accolti nella comunità e, nei limiti delle risorse disponibili sfamati, mentre a tutti gli uomini abili veniva fornito un addestramento militare. Queste modalità organizzative, e lo stesso fatto di aver cercato di organizzare una comunità di dimensioni considerevoli e composta da gruppi di etnìa eterogenea rendono perlomeno dubbio che il proposito di Spartaco e degli schiavi ribelli potesse essere puramente e semplicemente quello di fuggire dall'Italia per raggiungere le proprie terre d'origine. Per raggiungere questo scopo con maggiori probabilità di successo sarebbe stato con ogni evidenza più logico che gli schiavi si dividessero sin dall'inizio per esfiltrare dalla penisola alla spicciolata. Gli schiavi ribelli invece formarono un esercito che fu in grado di sconfiggere almeno nove volte gli eserciti romani inviati a reprimerli.

Il successo militare più eclatante ottenuto dai ribelli fu quello conseguito contro il pretore mwyaPublio Varinio e i suoi legati propretori, Furio e Cossinio: Spartaco non si limitò a sconfiggere i soldati, ma riuscì anche a impadronirsi dei cavalli, delle insegne delle legioni e dei mwyqfasci littori del pretore. Da questa posizione egli riuscì a dominare su tutta la ricca provincia campana.

In effetti, accadde che Cossinio si fece cogliere di sorpresa mentre faceva il bagno presso Saline, una località situata tra mwywHerculaneum e mwzaPompei, e a stento riuscì a salvarsi, per il momento, dal colpo di mano operato dai ribelli. Successivamente, dopo un inseguimento, Spartaco operò l'assalto finale nel quale perirono moltissimi legionari e lo stesso legato. Quindi, venne il turno di Varinio il quale, dal canto suo, aveva preso delle contromisure preventive atte a dissuadere attacchi a sorpresa del nemico. Tuttavia, la disciplina militare nel campo romano lasciava molto a desiderare: parte dei legionari era ammalata mentre la parte superstite si era ammutinata, evidentemente per l'incapacità nell'esercizio del comando militare di Varinio, oltre che per la scarsa qualità umana dei reparti a disposizione del pretore, che si vide costretto a inviare il questore Gaio Toranio, a far rapporto al Senato sull'andamento delle operazioni.

Evidentemente i consoli in carica mwzgGaio Cassio Longino e mwzwMarco Terenzio Varrone Lucullo non avevano particolare interesse a impegnarsi in questa campagna e la sottovalutazione nei confronti di Spartaco fu la principale causa dell'espandersi del conflitto, che causò molte perdite umane ed economiche. Resosi conto di ciò, Spartaco decise di volgere la sua marcia verso sud, in direzione di mwaaCuma, dopo essere riuscito a spezzare il tentativo di accerchiamento e successivo aggancio operato da Varinio. I ribelli spartachisti riuscirono a svernare, tra il mwaq73 ed il mwag72 a.C., completamente indisturbati. Non solo con le razzie in battaglia i ribelli avevano modo di rifornirsi, ma, col tempo, riuscirono anche ad equipaggiarsi con armi fabbricate da loro stessi.

Tuttavia, il seme della discordia cominciò a serpeggiare anche nel campo di Spartaco, poiché i ribelli mwbagalli e mwbqgermani, capeggiati da Crisso ed Enomao, volevano riprendere l'offensiva contro le legioni romane, mentre Spartaco, ben consapevole della resistenza e capacità di ripresa sulla lunga distanza delle milizie romane, era contrario. Infatti, si decise di estendere la rivolta anche a mwbgsud della Campania, occupando quindi la mwbwLucania (corrispondente a quasi tutta l'attuale mwcaBasilicata, esclusa la zona di mwcqMelfi e della piana metapontina, e a gran parte dell'attuale mwcgprovincia di Salerno) e il mwcwBruzio (l'odierna mwdaCalabria).

In queste zone, contro gli ordini stessi di Spartaco, i ribelli galli e germani si abbandonarono a ogni sorta di violenza, saccheggio e devastazione: interi villaggi bruciati, donne stuprate e assassinate, bestiame depredato, ecc. Tutti i tentativi di Spartaco d'impedire questi eccidi furono vani, tanto che cominciò ad attirarsi l'odio dei suoi stessi seguaci. Gli eserciti consolari sconfitti si ritirarono a mwdgRoma per riorganizzarsi, mentre i seguaci di Spartaco decisero di puntare a mwdwnord; i consoli ingaggiarono nuovamente battaglia con i ribelli da qualche parte nella regione del mweaPicenum (corrispondente grosso modo alle mweqMarche meridionali ed all'mwegAbruzzo settentrionale e centrale), venendo nuovamente sconfitti.cite-ref-appiano1-117-6-0[6]

Nel mwga72 a.C. sembrò che il Senato cominciasse a prendere sul serio la rivolta spartachista, sull'ondata d'indignazione popolare che aveva sollevato la scia di sangue, saccheggi e stupri commessi dagli schiavi fuggitivi, e deliberò pertanto che i consoli di quell'anno, mwgqLucio Gellio Publicola e mwggGneo Cornelio Lentulo Clodiano, schiacciassero la rivolta una volta per tutte. Mentre Spartaco proseguì la sua marcia verso settentrione, Crisso, con una maggioranza di ribelli galli e germani ai suoi ordini, si distaccò dal suo gruppo e scese in mwgwApulia (corrispondente all'odierna mwhaPuglia, fatta esclusione della mwhqpenisola salentina, ed alla zona di mwhgMelfi), ma ivi fu sconfitto da Publicola nella mwhwbattaglia del Gargano. L'esito fu così disastroso che mwiaQuinto Arrio, il propretore di Gellio, riuscì, assolutamente indisturbato, ad uccidere Crisso con un mwiqpugnale.

Dopo la sua vittoria sul capo ribelle gallo, Gellio si mosse verso nord, inseguendo il gruppo principale di schiavi al comando di Spartaco, che si stava dirigendo verso la mwiwGallia Cisalpina (corrispondente ai territori dell'mwjaItalia settentrionale compresi, grosso modo, tra il fiume mwjqAdige ad est, le mwjgAlpi a nord e nord-ovest ed il fiume mwjwRubicone a sud); l'mwkaesercito di mwkqLentulo si dispose in modo tale da sbarrare il passo a Spartaco, e i due consoli contavano così di intrappolare tra le loro milizie gli schiavi ribelli. Spartaco non si intimorì alla notizia della morte dell'alleato, anzi, riuscì a sconfiggere nuovamente le truppe romane, attestate in due eserciti comandati dai consoli mwkgLucio Gellio Publicola e mwkwGneo Cornelio Lentulo Clodiano, siti, rispettivamente, uno di qua e uno di là dell'Appennino.cite-ref-7[7]

Le legioni comandate dal console Lentulo Clodiano, nel tentativo di sbarrare il passo agli insorti, sarebbero state sconfitte (estate del 72 a.C.) presso l'mwmqAppennino tosco-emilianocite-ref-8[8]. L'esercito di Spartaco incappò in quello di Lentulo e lo sconfisse; poi, capovolto il fronte di battaglia, annientò anche l'esercito di Gellio, costringendo le legioni romane alla rotta.cite-ref-appiano1-117-6-1[6] Appiano afferma che Spartaco, per vendicare la morte di mwogCrisso, mise a morte 300 soldati romani catturati, costringendoli a combattersi l'un l'altro fino alla morte, come succedeva ai gladiatori.cite-ref-appiano1-117-6-2[6]cite-ref-9[9] Smith riporta che le competizioni di gladiatori all'interno di taluni funerali nella mwqwRepubblica romana erano considerati un grande onore; questo in accordo col passaggio di Floro che afferma «celebrò anche le esequie dei suoi ufficiali caduti in battaglia con funerali come quelli dei generali romani, e ordinò ai prigionieri di combattere presso le loro pire». Dopo questa vittoria, Spartaco si mosse verso nord con i suoi uomini (circa mwra120 000) alla massima velocità possibile, «avendo bruciato tutto l'equipaggiamento inutile, ucciso tutti i suoi prigionieri e macellato tutti i suoi animali da soma per rendere più rapida la sua marcia».cite-ref-appiano1-117-6-3[6]

Spartaco ebbe la meglio anche sul governatore della Gallia Cisalpina, il proconsole mwsgGaio Cassio Longino Varocite-ref-10[10], che gli venne incontro nei pressi di Mutina (l'attuale mwtwModena) con un esercito di mwua10 000 uomini, ma fu letteralmente sbaragliato e a stento si salvò, dopo un'enorme strage di legionari romani. È un mistero come dopo questa ennesima vittoria che apriva la strada verso oltralpe, Spartaco anziché proseguire verso nord e quindi verso la libertà propria e del suo esercito si diresse inspiegabilmente verso il sud Italia, fin nel mwuqBruzio, fermandosi nei pressi di mwugmwuwThurii, ove riarmò il suo esercito, attraverso razzie e saccheggi, e si scontrò nuovamente con i Romani che furono ancora una volta sconfitti.

L'intervento di Crasso

Nel dicembre del mwvg72 a.C., proprio mentre Spartaco rimarciava alla volta del mwvwSud Italia, il mwwaSenato diede al propretore mwwqMarco Licinio Crasso l'incarico di reprimere la rivolta. Crasso pretese il comando su otto legioni, in modo tale da avere una schiacciante superiorità numerica sul nemico. Crasso si mosse contro Spartaco con sei legioni, cui si aggiunsero le altre due consolari ripetutamente sconfitte dai ribelli in precedenza, che le fonti, però, riferiscono essere state decimate dal loro stesso nuovo comandante. Infatti, si narra che, venuto a battaglia con l'esercito di Spartaco, Crasso sia stato sconfitto e per punizione abbia ordinato la mwwgdecimazione delle legioni consolari fino all'immane cifra di ben mwww4 000 legionari giustiziati con il sistema della mwxamwxqverberatio (a bastonate) per la codardia mostrata nei confronti del nemico.

Ma il principale responsabile di quest'ennesimo rovescio era stato un amico di Crasso, Mummio, che, insieme ad altri nobili, si era posto agli ordini del propretore, com'era consuetudine per la nobiltà quando s'intraprendeva qualche campagna al comando di valorosi condottieri, per mettersi in luce nelle campagne politiche. Mummio disobbedì agli ordini e attaccò Spartaco, ma questi reagì sopraffacendolo. Con l'uso della mwxwverberatio, Crasso si guadagnò più di Spartaco la paura e il timore reverenziale dei suoi uomini, ristabilendo, in questo modo alquanto sanguinario, ma non inconsueto nella storia dell'esercito romano, la disciplina e la fedeltà delle sue truppe.

Spartaco, preso in contropiede da questa manovra nemica, decise allora di salpare per la mwyqSicilia, in modo tale da unirsi ad una rivolta di schiavi – indipendente dalla sua – scoppiata in quel momento sull'mwygisola. Tuttavia, a causa del tradimento di alcuni pirati cilici (che si misero d'accordo con il famigerato governatore della Sicilia mwywGaio Licinio Verre), fu costretto a rimanere fermo, nonostante il tentativo di attraversare lo stretto a bordo di zattere improvvisate che però non riuscirono ad assicurare l'approdo, anche perché Verre aveva nel frattempo fortificato le coste nei pressi di mwzaMessina.

Crasso ordinò allora la creazione di un grande muro nella parte più stretta che separava il mwzgmar Ionio dal mwzwmar Tirreno, in prossimità dell'mw0aistmo di Catanzaro, protetto da un fossato molto largo e profondo, che, tagliando da mare a mare il mw0qBruzio bloccasse Spartaco e non facesse arrivare rifornimenti di alcun genere alle sue truppe, tenendo, nel contempo, impegnati e ben allenati i propri legionaricite-ref-11[11]. Infatti, accadeva che Spartaco ricevesse aiuto da briganti, schiavi fuggitivi e disertori, ma non dai contadini o dagli abitanti delle città atterriti dalle sue imprese. Tuttavia, il Trace, dopo una serie di tentennamenti, poiché in campo aperto aveva subito dei parziali rovesci da parte dell'esercito romano, decise di forzare il blocco, facendo attraversare le sue truppe in un punto delle opere di difesa che era stato neutralizzato.

La sconfitta

Sfondato il blocco, Spartaco si diresse verso l'Apulia, secondo alcuni perché da lì voleva salpare alla volta della Tracia, secondo altri perché voleva far insorgere gli schiavi della provincia ed inglobarli quindi nelle file del proprio esercito. Crasso, per tutta risposta, lo attaccò alle spalle, ma il capo ribelle riuscì, seppur con non poca difficoltà, a sconfiggerlo nella mw3qbattaglia di Petilia. Tuttavia, a causa della stanchezza dei suoi uomini, Spartaco non poté sfruttare al meglio il suo successo, avvenuto nel gennaio del mw3g71 a.C., anche perché l'esercito romano, ora numeroso e ben armato, costrinse il Trace prima alla fuga verso mw3wBrindisi (dove due suoi ex-alleati, Casto e mw4aGannico, vollero muovere battaglia da soli ai romani, perdendo nettamente) e poi alla ritirata, verso la mw4qCalabria (corrispondente al mw4gSalento ed alla mw4wPiana di Metaponto).

Difatti la piana del metapontino (oggi nella mw5qprovincia di Matera) è teatro del passaggio dell'esercito di schiavi e disperati di Spartaco che gli permisero di raccogliere nuovi consensi. mw5gPlutarco parla dell'arrivo di “molti mandriani e pastori della regione che, gente giovane e robusta, si unirono a essi”, e a cui fu permesso di agire liberamente, saccheggiando molti insediamenti in zona, tra le quali mw5wHeraclea (oggi mw6aPolicoro) e Metapontum (oggi mw6qMetaponto), dove il mw6ggladiatore ribelle incontrò il pirata cilicio Tigrane per organizzare il sospirato imbarco da mw6wBrindisi verso la mw7aCilicia, poi fallito per il tradimento di quest'ultimo.

Il preannunciato arrivo delle truppe di mw9aGneo Pompeo Magno e di mw9qMarco Terenzio Varrone Lucullo, proconsole di mw9gMacedonia, diede la scossa a Crasso che, a quel punto, non voleva dividere la gloria dell'impresa con i suoi rivali, anche perché a Roma si rumoreggiava sulla lunghezza della campagna stessa.

La sconfitta derivò anche a causa delle divisioni interne all'esercito di ribelli guidati da Spartaco. Tra i ribelli vi erano diversi gruppi, alcuni guidati dal gallo mw-aCrixus, altri guidati da mw-qEnomao da mw-gGannico e da mw-wCasto (tutti in seguito caduti) insieme ad altri guidati dallo stesso Spartaco (che in seguito rimase solo e con un esercito ridotto), i capi di questi gruppi, in disaccordo, decisero di dividersi, dando ascolto più ai propri obiettivi personali, che al bene di tutti quelli che avevano preso parte alla rivolta. Perciò, il potente esercito diviso costituì un pericolo minore e più facile da affrontare, questa divisione andò a favore delle legioni di Crasso che si trovarono davanti un esercito sfaldato. I romani, in superiorità numerica rispetto ai gruppi divisi ed affrontati singolarmente, rispetto ad un enorme esercito unito, riuscirono così a conseguire la vittoria.

La morte di Spartaco

La battaglia finale che vide la sconfitta e la morte di Spartaco nel mw-g71 a.C. si svolse, secondo mw-wAppianocite-ref-12[12] e mwaqqPlutarcocite-ref-13[13], presso mwaqkPetelia (forse l'odierna mwaqoStrongoli, in mwaqsprovincia di Crotone), nel mwaqwBruzio, mentre, secondo lo storico tardo romano mwaq0Paolo Orosio, nei pressi delle sorgenti del mwaq4fiume Sele ("mwaq8ad caput Sylaris fluminis"), site tra i territori di mwaraCaposele e mwareQuaglietta, nell'alta mwarivalle del Selecite-ref-14[14].

La battaglia finale fu preceduta da numerosi e cruenti scontri; mwargPlutarco narra che Spartaco, prima di questa battaglia, uccise il suo cavallo, dicendo che se avesse vinto avrebbe avuto tutti i cavalli che voleva, ma se avesse perso "non ne avrebbe più avuto bisogno"cite-ref-pl11-15-0[15]. Durante lo scontro decisivo, il Trace sarebbe andato personalmente alla ricerca di Crasso per affrontarlo direttamente; egli non riuscì a trovarlo ma si batté con grande valore, uccidendo anche due centurioni che lo avevano attaccato. Dalla narrazione di Plutarco risulta che Spartaco rimase al centro della mischia mentre i ribelli erano ormai in rotta; circondato da un numero soverchiante di legionari venne «massacrato di colpi» e morì combattendo fino alla finecite-ref-pl11-15-1[15].

Il suo corpo non sarebbe stato mai ritrovato.

Leggende sulla morte di Spartaco

Secondo una leggenda popolare, Spartaco non venne riconosciuto ma fu catturato e venne crocifisso insieme agli altri prigionieri (cosa che è alla base di molte narrazioni moderne come in mwasqmwasuSpartacus di mwasyStanley Kubrick). Anche per mwascSallustio, che ne descrive la fine con toni magniloquenticite-ref-16[16], morì sul campo di battaglia. Alcuni reparti del suo esercito fuggirono e si dispersero sui monti circostanti. Crasso fece mwaswcrocifiggere lungo la mwas0via Appia, da mwas4Capua a mwas8Roma, una gran parte dei prigionieri, ma secondo Sallustio non Spartaco, il cui corpo non fu più ritrovato, forse perché ormai irriconoscibile a causa dei colpi ricevuti.

Un'altra leggenda, visto il mancato ritrovamento del corpo di Spartaco, è la sua fuga insieme ad alcune migliaia di persone (riuscite a sopravvivere alla battaglia) in territori che non facevano parte dello stato romano.cite-ref-17[17]

Fine della rivolta servile

Altri reparti dell'esercito ribelle, circa mwatc5 000 uomini, tentarono la fuga verso nord, ma vennero intercettati e spazzati via dalle truppe di mwatgGneo Pompeo Magno, che sopraggiungeva direttamente dall'mwatkHispania dove aveva sedato la rivolta di mwatoSertorio. Terminava così la rivolta di Spartaco. Tuttavia rimasero vivi alcuni focolai portati avanti da seguaci del gladiatore ribelle scampati alla battaglia che si salvarono, per lo più donne e bambini, approdando in territori non sotto il dominio di Roma. Ancora nel mwats61 a.C. il propretore mwatwOttavio, mentre si recava in Macedonia, di cui aveva ottenuto per sorteggio l'amministrazione dopo la pretura, annientò gli ultimi brandelli dell'esercito di Spartaco e di mwat0Lucio Sergio Catilina che si erano rifugiati a mwat4Turi.

Popolarità dopo la morte

Secondo alcuni storici, testimoni oculari delle sue imprese, Spartaco era alto, bello, intelligente, gentile e carismatico, divenuto grazie alle sue gesta un personaggio leggendario, un emblema dell'eroe idealista capace di lottare mwauetitanicamente in nome della libertà e di sconfiggere i più forti eserciti del mondo grazie allo slancio ideale più che alle armi. Già la sua ribellione viene citata dal poeta latino mwauiClaudiano, quasi cinque secoli dopo i fatti, nel poema mwaummwauqDe bello Gothico, accostando la debolezza dei Romani del mwauuV secolo alla ignominiosa sconfitta delle forze romane per opera dello schiavo Spartacocite-ref-18[18].

Gli storici antichi erano divisi sui reali obiettivi del Trace: taluni pensarono che volesse solo riconquistare la propria mwauslibertà e mwauwvendicarsi delle angherie subite per mano dei Romani, mentre altri che volesse davvero muovere guerra alla mwau0Repubblica romana e sconfiggerla proprio grazie all'mwau4abolizione della schiavitù (sebbene la maggioranza degli storici moderni escluda questa seconda interpretazione, ritenendola fin troppo ambiziosacite-ref-19[19], i comportamenti e le scelte operate da Spartaco e dall'esercito servile, almeno stando alle testimonianze che ci sono pervenute, non troverebbero spiegazione coerente al di fuori di questa interpretazione). La sua figura mitica entrò nel pensiero politico moderno con mwavmKarl Marx, che, in una lettera del 27 febbraio 1861, così scrisse all'amico mwavqFriedrich Engels:

«La sera per passare il tempo stavo leggendo

Le guerre civili romane

di

Appiano

, nel suo originale testo greco. Un libro di gran valore. [...] Spartaco emerge come uno dei migliori protagonisti dell'intera storia antica. Un grande generale (non un

Garibaldi

), un carattere nobile, un genuino rappresentante dell'antico

proletariato


(Marxcite-ref-20[20])

Il romanziere e garibaldino mwaweRaffaello Giovagnoli pubblica, nel mwawi1873, il romanzo mwawmSpartaco come tributo all'eroismo garibaldino, e il romanzo stesso è stampato con una lettera di mwawqGaribaldi in prefazione, che si definisce un mwawuliberto e termina auspicando un futuro in cui non ci saranno né gladiatori né padroni.cite-ref-21[21] La sua figura ispirò romanzi, film, opere artistiche e alcune personalità politiche quali mwawoRosa Luxemburg e mwawsKarl Liebknecht che nel mwaww1916 fondarono la mwaw0Lega di Spartaco e che vennero definiti appunto "spartachisti".

In epoca sovietica il nome mwaw8Spartak venne adottato dalla grande mwaxasocietà polisportiva delle organizzazioni sindacali del governo. Inoltre anche una stazione della mwaxemetropolitana di Mosca è denominata mwaxiSpartak.

La città di mwaxqRoma ha dedicato al suo antico nemico una strada e una piazza: viale Spartaco e largo Spartaco, al quartiere mwaxuTuscolano.

Adattamenti cinematografici e televisivi

• mwaxkmwaxoSpartaco, film diretto da mwaxsGiovanni Enrico Vidali (mwaxw1913)
• mwax4mwax8Spartaco, film diretto da mwayaRiccardo Freda (mwaye1953)
• mwaymmwayqSpartacus, film diretto da mwayuStanley Kubrick (mwayy1960)
• mwaygmwaykSpartacus, mwayofilm televisivo di mwaysRobert Dornhelm (mwayw2004)
• mway4Spartaco, serie animata di mwazaMondo TV (mwaze2005)
• mwazmmwazqSpartacus, serie televisiva statunitense (mwazu2010-mwazy2013)
• mwazgmwazkSpartacus - Gli dei dell'arena, miniserie televisiva statunitense (mwazo2011)
• mwazwSpartacus: House of Ashur, miniserie televisiva statunitense (mwaz02025-...) che si basa sull'eventualità che Ashur, personaggio della serie originale sia sopravvissuto e abbia fondato la propria casa gladiatoria. Spartaco non appare ma il suo ricordo è molto forte.

Opere letterarie e storiche

• mwaaeRaffaello Giovagnoli, Spartaco. Racconto storico del secolo VII dell'era romana, Milano, Paolo Carrara Editore, 1882, p. 908.
• mwaamIppolito Nievo, Spartaco. Tragedia inedita, Casa editrice Rocco Carabba, 1919, p. 150, ISBN non esistente.
• mwaauAlessandro Manzoni, Tragedie (Il Conte di Carmagnola, Adelchi, "Spartaco" ), traduzione di Introduzione e note di Pietro Egidi, Collezione di classici italiani, UTET - Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1926, p. 248, ISBN non esistente.
• mwaacHoward Fast, Spartaco, traduzione di Sergio Borelli, collana La Giraffa, Milano, Cooperativa del Libro Popolare, 1953, p. 381, ISBN non esistente.
• mwaakArthur Koestler, I Gladiatori, traduzione di Giorgio Monicelli, Mondadori, 1959, p. 382, ISBN non esistente.
• Mario Dogliani (a cura di), mwaasSpartaco. La ribellione degli schiavi, Baldini & Castoldi, Milano, 1997, ISBN 88-8089-223-1
• mwaa4Steven Saylor, Lo schiavo di Roma, traduzione di F. Villari Gerli, collana Narrativa Nord, Editrice Nord, 24 gennaio 2008, p. 369, ISBN 978-88-429-1484-6.
• mwabaBarry Strauss, La guerra di Spartaco, traduzione di L. Argentieri, Economica Laterza, Laterza, 3 febbraio 2011, p. 276, ISBN 978-88-420-9562-0.
• mwabiLewis Grassic Gibbon, Spartacus. Il gladiatore che sfidò l'impero, traduzione di Federica Alessandri, LIT - Libri in Tasca, LIT - Libri in Tasca, 26 settembre 2012, p. 312, ISBN 978-88-658-3080-2.
• mwabqGiovanni Brizzi, Ribelli contro Roma. Gli schiavi, Spartaco, l'altra Italia, Il Mulino, 2 novembre 2017, p. 231, ISBN 978-88-152-7378-9.
• mwabyGiuseppe Bifolchi, Spartaco, la rivolta che dura.
• mwabgAldo Schiavone, mwabkSpartaco. Le armi e l'uomo, Einaudi, Torino, 2011, ISBN 978-88-06-19667-7
• Theresa Urbainczyk, mwabwSpartaco, traduzione di B. Forino, Bologna, Il Mulino, 2015, ISBN 9788815254313

Opere musicali

• mwacimwacmAram Il'ič Chačaturjan, mwacqSpartak.

Opere filosofiche

• mwacgFurio Jesi, mwackSpartaco. Simbologia della rivolta, 2000 (postumo).

Note

cite-note-11. mwadaPlutarco, mwadeCrasso.
cite-note-22. Spesso molti gladiatori riproducevano infatti personaggi storici nella propria caratterizzazione.
cite-note-rivolta-33. mwad4mwad8mwaeaInStoria - La rivolta di Spartaco, su mwaeeinstoria.it. mwaeiURL consultato il 7 agosto 2021.
cite-note-44. mwaeyAppiano, mwaecmwaegLe guerre civili
cite-note-55. È opportuno ricordare che, in epoca romana, fino alla famosa eruzione del 79 d.C. che distrusse mwaewPompei ed mwae0Ercolano non si sapeva che il mwae4Vesuvio fosse un vulcano, poiché l'ultima eruzione risaliva a diversi secoli prima e le pendici della montagna erano ricoperte di boschi.
cite-note-appiano1-117-66. Appiano, I, 117.
cite-note-77. mwafs(mwafwmwaf0EN) mwaf4mwaf8Spartacus: historical background, su mwagavroma.org. mwageURL consultato il 01-05-2009.
cite-note-88. mwaguSallustio, mwagymwagcHistoriae, IV, 337-340 (Charles Durosoir, Oeuvres complètes de Salluste, Paris 1865, p.405, con mwaggtesto on-line mwagk (mwagomwagsPDFmwagw)).
cite-note-99. Floro, ii.8; Bradley, p. 121; mwahamwaheSmith,mwahi p. 574.
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cite-note-1111. Plutarco, mwah4Crasso, x.4-5.
cite-note-1212. Appiano, I, 120.
cite-note-1313. Plutarco, Crasso, XI.2.
cite-note-1414. Nel libro di Fabio Cioffi e Alberto Cristofori, mwaigCiviltà in movimento, si afferma che nell'alta valle del Sele, nella seconda metà del 900, ci sono stati ritrovamenti di mwaikarmature, mwaioloriche e mwaisgladii di epoca romana, che potrebbero risalire alla battaglia del 71 a.C.
cite-note-pl11-1515. Plutarco, mwajeVita di Crasso, 11.
cite-note-1616. Sallustio, "Historiae", III, 90 e IV, 41.
cite-note-1717. mwajg«Spartacus», romanoimpero.it.
cite-note-1818. mwajwClaudio Claudiano, mwaj0De Bello Gothico, 155-159.
cite-note-1919. mwakePaolo Mieli, mwakiI conti con la storia: per capire il nostro tempo.
cite-note-2020. Lettera di Marx a Engels, Londra 27 febbraio 1861, citato in Brent D. Shaw, mwakySpartacus and the slave war, Palgrave Macmillan, 2001.
cite-note-2121. cfr pag 40 Maria Wyke mwakoProjecting the past: ancient Rome, cinema, and history, Routledge, 1997.

Bibliografia

Fonti primarie

• mwalaPlutarco, mwalemwaliVite parallele: Crasso e Pompeo.
• mwalqAppiano di Alessandria, mwalumwalyGuerre civili, 1, 116, 539.
• mwalgFloro, mwalkEpitome, II, 8.
• mwalsEutropio mwalwmwal0Breviarium ab Urbe condita VI,7.
• mwammClaudiano, mwamqmwamuDe bello Gothico, 145.

Fonti secondarie

• Giulia Stampacchia, mwamoLa tradizione della guerra di Spartaco da Sallustio a Orosio, Giardini, Pisa, 1976.
• mwamwAntonio Guarino, mwam0Spartaco: analisi di un mito, Liguori, Napoli, 1979.
• Roberto Orena, mwam8Rivolta e rivoluzione: il bellum di Spartaco nella crisi della repubblica e la riflessione storiografica moderna, Giuffrè, Milano, 1984.
• Daniele Foraboschi, mwaneLa rivolta di Spartaco, in AA. VV., mwaniStoria di Roma, II, Einaudi, Torino, 1990.
• mwanqSpartaco: la ribellione degli schiavi, a cura di M. Dogliani, Baldini & Castoldi, Milano, 1997.
• Silvia Bussi e Daniele Foraboschi, mwanySpartaco: il personaggio, il mito, la vicenda in: mwancSangue e arena, a cura di A. La Regina, Electa, Milano, 2001.
• mwankBarry S. Strauss, mwanoLa guerra di Spartaco, Laterza, Roma-Bari, 2009
• mwanwAldo Schiavone, mwan0Spartaco. Le armi e l'uomo, Einaudi, Torino 2011.
• Mauro Marcialis, mwan8Spartaco. Il gladiatore, Oscar Mondadori, Milano 2012.
• Theresa Urbainczyk, mwaoeSpartaco, Bologna, Il Mulino, 2015.

Letteratura per ragazzi

• mwaoyBarry Strauss, Spartaco, collana collana Celacanto, illustrazioni di Paolo D'Altan, Laterza, 2014, p. 60, ISBN 9788858114735.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itSpàrtaco, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaMario Attilio Levi, SPARTACO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936.
• citerefdizionario-di-storiaSpartaco, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Spartacus, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefgoodreads(EN) Spartaco, su Goodreads.
• (EN) Spartaco, su Comic Vine, Fandom.
• (LA) Floro, Epitome, II, 8, su penelope.uchicago.edu.
• (EN) Plutarco, Vita di Crasso, 8-11, su penelope.uchicago.edu.
• M. Fumaroli, Spartaco il ribelle, su ilmiolibro.kataweb.it.
Spartaco, il primo rivoluzionario, su coalizioneoperaia.com